La normativa in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro prevede che il Datore di Lavoro provveda ad eseguire, nell’immediatezza dell’avvio della attività, una valutazione di tutti i rischi presenti nella propria azienda ed alla successiva formalizzazione degli esiti di tale valutazione, entro novanta giorni dall’inizio dell’attività, in uno specifico documento denominato Documento di Valutazione dei Rischi (D.V.R.).

La valutazione delle svariate tipologie di rischi presenti in azienda richiede un approccio multidisciplinare che sempre più spesso vede il Datore di Lavoro avvalersi della collaborazione di professionisti esterni o interni all’impresa quali, come ad esempio i tecnici della Filippo Tancetti Engineering, con competenze specifiche in questo specifico ambito.

Un primo elemento di rilevante importanza è legato a quando si deve procedere ad eseguire la valutazione dei rischi ed alla redazione del D.V.R.?  Il D.Lgs. 81/2008, noto anche come Testo Unico per la salute e sicurezze nei luoghi di lavoro, prevede che si debba procedere con tali screening quando ci si trova in luogo di lavoro e pertanto quando all’interno dell’attività commerciale sia presente un lavoratore. Questa locuzione, ai sensi dell’art. 2 del citato testo unico, identifica non colui che presta la propria opera all’interno dell’azienda indipendentemente dalla forma contrattuale o dal percepimento o meno di un compenso.

In questo articolo andremo ad analizzare le metodiche di valutazione di uno dei rischi specifici di un luogo di lavoro quale il rischio incendio secondo quanto disposto non solo dal D.Lgs. 81/2008 ma anche dal D.M. 10 marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza ne luoghi di lavoro” che definisce le linee guida per l’esecuzione della valutazione di detto rischio.

Un primo screening da eseguire è relativo alla presenza della tipologia di attività in quelle soggette al controllo dei Vigili del Fuoco contenute nell’allegato I del D.P.R. 151/2011 che comporta la redazione di una pratica di prevenzione incendi a firma di un tecnico abilitato e per alcune parti di essa di un progettista antincendio iscritto negli elenchi del Ministero dell’Interno.

Successivamente a questa prima valutazione, che si consiglia di far eseguire ad un professionista specializzato, il D.M. citato norma impone quindi di eseguire una valutazione del rischio di incendio secondo quanto disposto dall’allegato I allo stesso e conseguentemente di identificare le misure di prevenzione e protezione da mettere in in relazione allo specifico argomento.

L’allegato I del DM 10 marzo 1998 definisce quindi una vera e propria linea guida per la definizione dei livelli di rischio di un luogo di lavoro e li determina in rischio basso, rischio medio e rischio alto.

In definitiva quindi come determinare il livello di rischio incendio della propria attività commerciale?  Si deve eseguire una analisi approfondita di alcuni parametri specifici quali: il tipo di attività, i materiali immagazzinati e manipolati, le attrezzature presenti nel luogo di lavoro, le caratteristiche costruttive del luogo incluse le sue dimensioni, il numero di persone presente e la loro capacità di allontanarsi rapidamente in caso di emergenza.

In relazione ai capi saldi appena descritti si dovrà quindi procedere ad una analisi / valutazione per step successivi che andrà, in primo luogo, ad individuare i pericoli di incendio rappresentati da sostanze ed arredi facilmente combustibili in relazione non solo alla loro presenza ma anche alla loro quantità.

Elemento di rilievo, in associazione alla presenza di materiale infiammabile, è rappresentato anche dalla presenza di fonti di innesco, come ad esempio fiamme libere o scintille, o di fonti di calore che incrementano il livello di rischio di incendio.

Successivamente a questo primo passaggio si deve procedere con l’individuazione di lavoratori e di altre persone che risultano esposte a rischio di incendio. Qualora non siano presenti persone in aree particolarmente esposte al rischio incendio si dovrà garantire una adeguata sicurezza antincendio con misure di protezione “standard” mentre nel caso contrario si andrà a svolgere una analisi approfondita al fine di individuare tutte le misure specifiche di protezione attiva e passiva da mettere in campo per garantire un elevato livello di sicurezza.

A conclusione di questa prima fase di valutazione si giunge ad un dettagliato censimento delle fonti di rischio e delle persone ad essi esposte. Si deve pertanto provvedere a mettere in campo misure atte ad eliminare o ridurre i pericoli di incendio tramite l’adozione di specifici provvedimenti previsti dal dettato normativo quali, ad esempio, installazione di dispositivi di protezione, divieto di uso di fiamme libere in aree ad alto rischio, la rimozione delle sorgenti di calore non necessarie, ecc…

Si procederà successivamente ad eseguire una nuova valutazione del rischio incendio volta ad individuare il rischio residuo, secondo le modalità di valutazione prima evidenziate, al fine di stimare un livello di rischio definitivo.

Il DM 10 marzo 1998 prevede, come esito del processo valutativo descritto, l’individuazione di tre possibili livelli di rischio distinti: basso, medio ed alto.

Il rischio basso identifica tutti i luoghi, come ad esempio gli uffici, in cui sono presenti sostanze a basso rischio di infiammabilità e le condizioni locali e di esercizio non offrono rilevanti possibilità di sviluppo di principi di incendio o, in caso di sviluppo, una propagazione limitata.

Le attività catalogate come a rischio medio vedono al loro interno la presenza di sostanze infiammabili o condizioni locali di esercizio atte a favorire lo sviluppo di incendio ma la cui propagazione è da ritenersi limitata come ad esempio i cantieri temporanei o mobili.

In ultimo i luoghi di lavoro a rischio elevato sono quelli in cui sono presenti sostanze altamente infiammabili e le condizioni locali o di esercizio generano notevoli possibilità di incendio associato ad una forte propagazione dello stesso. Sono inoltre luoghi a rischio elevato quelli non catalogabili come a rischio basso o medio.

L’identificazione del livello di rischio del luogo di lavoro conduce successivamente alla individuazione delle misure di prevenzione e protezione da prevedere all’interno dell’azienda al fine di garantire la sicurezza, ma questo argomento sarà trattato in un prossimo articolo sul nostro blog.

Il processo di valutazione si conclude con la redazione di un documento che contenga gli esiti della valutazione del rischio che indichi al suo interno: la data di esecuzione della valutazione, i pericoli identificati, i lavoratori e le persone a rischio identificate, le conclusioni derivanti dalla valutazione.

Questo documento può essere redatto in autonomia dal datore di lavoro o in collaborazione con un tecnico qualificato che provvederà ad una analisi specialistica delle condizioni di rischio aziendale ed alla successiva redazione del documento.

In ultimo quando aggiornare la valutazione del rischio incendio? La norma prescrive di aggiornare tale documento in relazione alle potenziali variazioni quali cambio di materiali utilizzati, ampliamenti o ristrutturazioni, significativi cambiamenti dell’attività. Questo richiede un costante controllo del Datore di Lavoro volto ad analizzare ed invidiare possibili variazioni del livello di rischio e dei processi produttivi dell’azienda. Il DM 10 marzo 1998 prescrive, inoltre, che vi sia un costante controllo atto ad assicurare che le misure di sicurezza antincendio siano affidabili sia da parte del personale interno all’azienda che da aziende specializzate per quanto riguarda i presidi antincendio.

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