COVID19: Come scegliere la mascherina giusta

La pandemia da Coronavirus ha portato alla ribalta mediatica “le mascherine” ma questo termine, in realtà, racchiude diversi prodotti che per le loro caratteristiche ed in particolare per il potere di filtrazione hanno funzioni ed impieghi molto diversi tra loro sia in tempo di pace che durante questa emergenza.

Le misure di contenimento del contagio introdotte dal governo contemplano anche la necessità di impiego delle mascherine in relazione alla direttive dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità limitatamente ad ambienti sanitari, a positivi da COVID19 e in ambienti di lavoro non sanitari al verificarsi di specifiche condizioni. Questa norma è stata poi oggetto di Ordinanze degli amministratori locali di talune aree del Paese che hanno inteso estendere l’obbligo a tutte le persone che, per i motivi previsti dalla norma, abbandonino la propria abitazione.

Una prima suddivisione delle mascherine in macro-tipologia vede: le mascherine chirurgiche ed i facciali filtranti. Queste due tipologie si differenziano per la loro funzione, di seguito descritta, e per la loro classificazione che vede le prime essere definite presidio medico e le seconde essere inquadrate come Dispositivi di Protezione Individuale. In realtà quest’ultima differenza, ai sensi del Decreto Cura Italia, è stata abolita per la durata dell’emergenza poiché l’art.15 dispone che entrambe le tipologie siano inquadrate come D.P.I. In ultimo tutte le tipologie di mascherine prodotte devono essere conformi alle norme UNI ed EN del caso e pertanto le mascherine autoprodotte o in stoffa non sono da considerarsi D.P.I. poiché non sono accompagnate da test di verifica sull’efficacia e non possano essere ricomprese nelle due macro categorie citate a meno di autorizzazione specifica di INAIL o dell’Istituto Superiore di Sanità.

La prima tipologia che si vuole affrontare è la mascherina chirurgica. Questa rappresenta un presidio impiegato dal personale sanitario per ridurre il rischio di trasmissione al paziente di infezioni e come barriera protettiva, e solo in determinate condizioni specifiche, da spruzzi di fluidi. Nei periodi di epidemia o pandemia con agente aereo questa viene utilizzata anche per ridurre la diffusione del contagio tra individui.

L’uso corretto delle mascherine chirurgiche è riservato, in primo luogo, ai soggetti positivi o sospetti positivi al COVID19 che devono indossarla per tutta il decorso della malattia ed in secondo luogo ai lavoratori che non operano in ambienti sanitari e che per la tipologia di lavoro svolto non possono garantire il costante rispetto della distanza interpersonale di un metro ed ai cittadini in generale. Si ritiene utile, tuttavia, evidenziare come l’indossare una mascherina non autorizzi i soggetti a non rispettare costantemente detta distanza ma garantisca una protezione ai terzi, a condizione che il tempo di permanenza a meno di un metro di distanza tra i soggetti sia limitato allo stretto necessario e ragionevolmente ridotto. In ultimo si vuole evidenziare come, benché la mascherina sia studiata per proteggere i terzi e non l’utilizzatore stesso, un uso diffuso della stessa crea una barriera generalizzata all’emissione di droplets e conseguentemente una protezione generalizzate dei soggetti che la indossano.

La seconda tipologia di mascherine è rappresentata dai facciali filtranti realizzati in conformità alla UNI EN 149 e suddivisi, rispetto alla capacità di filtraggio, in tre tipologie differenti denominate FFP1, FFP2, FFP3. Questi dispositivi sono caratterizzati da una superficie integralmente filtrante e preformata in modo da garantire una ottimale aderenza al volto dell’utilizzatore. Inoltre questa tipologia di D.P.I. può essere di tipo monouso (qualora abbia stampigliata la dicitura NR) o di tipo riutilizzabile (qualora abbia la sigla R) anche se in merito alla pandemia da COVID19 non sono ancora presenti procedure di decontaminazione validate e pertanto è buona norma considerare tutti i dispositivi come monouso e gettarli in appositi contenitori al termine delle operazioni da compiere o del turno di lavoro. I facciali filtranti, inoltre,  possono essere dotati di valvola di espirazione che favorisce la fuoriuscita dell’espirato garantendo una miglior usabilità della mascherina ma al contempo non rendendole idonee per l’uso in ambienti non contaminati o da parte di persone infette poiché queste non forniscono una barriera verso l’esterno ma solo verso l’interno e quindi non impedendo la dispersione del droplets e quindi agevolando, di fatto, i potenziali contagi da COVID19.

Di seguito le tipologie di filtraggio precedentemente evidenziate.

La tipologia FFP1 è una maschera antipolvere utilizzata in ambiti edili ed industriali per la protezione delle vie aeree da particelle di dimensioni massime di 0,6 micrometri, concentrazione pari a 4 volte il valore limite di esposizione, tenuta pari all’80% e permeabilità massima pari al 22%. Questa tipologia di mascherina non risulta idonea per la protezione da SARS-COV-2.

La tipologia FFP2 è una maschera idonea per ambienti di lavoro in cui l’aria contiene sostanze dannose per la salute o in grado di causare alterazioni genetiche e risulta in grado di bloccare particelle con un dimensioni massime di 0,6 micrometri presenti nell’area respirabile con concentrazione pari a 10 volte il valore limite di esposizione. Detto presidio presenta, inoltre, una tenuta pari al 94% ed una permeabilità massima del 4%. Questa tipologia di D.P.I. deve essere impiegata dagli operatori sanitari che sono esposti ad un rischio da COVID19 di livello medio-basso come ad esempio i medici di medicina generale, gli addetti alle terapie domiciliari ed in tutti gli ambienti sanitari in cui non si abbia una elevata concentrazione di pazienti SARS-COV-2 e non si eseguano manovre con elevato rischio di produzione di aerosol.

La tipologia FFP3 è una maschera che presenta il massimo livello di protezione da agenti dannosi per la salute e risulta in grado di bloccare particelle con un dimensioni massime di 0,6 micrometri presenti nell’area respirabile con concentrazione pari a 30 volte il valore limite di esposizione. Detto presidio presenta, inoltre, una tenuta pari al 99% ed una permeabilità massima del 2%. Questa tipologia di D.P.I. deve essere impiegata dagli operatori sanitari che sono esposti ad un rischio da COVID19 di livello medio-alto come ad esempio i medici impiegati in terapia intensiva, nei reparti COVID; gli operatori del 118 che risultano particolarmente esposti al contagio e che eseguono manovre su pazienti che hanno un elevato livello di produzione di aerosol.

L’efficacia della mascherina è correlata non solo alla corretta scelta del presidio ma anche al suo corretto utilizzo poiché una vestizione della stessa in modo errato ne limita l’efficacia. In particolare tutte le mascherine devono coprire integralmente bocca – naso e mento e devono essere calzate regolando gli elastici e sagomando il profilo all’altezza del naso. Le mascherine devono essere impiegate al massimo per la durata di un turno di lavoro o di un intervento a meno che queste non presentino evidenti segni di deterioramento o danneggiamento che impone all’operatore l’immediata sostituzione. In ultimo l’efficacia della mascherina deve essere mantenuta anche con una corretta rimozione atta ad evitare che le mucose di naso e bocca vengano a contatto con potenziali parti infette della stessa