Sanificazione dei locali: come fare

La riduzione del rischio da contagio nelle attività produttive e commerciali richiede l’adozione, da parte del Datore di Lavoro, di specifiche misure atte a tutelare le salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro in osservanza a quanto disposto dai protocolli condivisi tra Governo e Parti Sociali ed allegati, nella loro ultima versione, al D.P.C.M. 26 aprile 2020.

Detti protocolli impongo tra le varie misure di sicurezza di procedere ad una sanificazione dei locali aziendali o dei locali comuni di cantiere a cadenza periodica stabilità autonomamente da ogni azienda o in caso di presenza di lavoratore Covid-19 positivo.

Ma come eseguire correttamente la sanificazione?

L’art.1 lett. e del Decreto 7 luglio 1997 n.274 definisce la sanificazione “come le attività che riguardano il complesso di procedimento e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o disinfezione e/o disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda la ventilazione e il rumore”.

Quando si parla di sanificazione, pertanto, si cita un intervento che include una prima fase di pulizia seguita da una seconda fase di igienizzazione e/o disinfezione del locale finalizzata ad incrementarne le condizioni ambientali generali e la salubrità.

La normazione delle attività da compiere per la sanificazione dei locali in relazione alla pandemia da Covid-19 è definita dalla Circolare del Ministero della Salute n.5443 del 22 febbraio 2020 che tuttavia si limita ad individuare le operazioni da compiere in caso di paziente Covid-19 positivo ma che, per estensione, può essere impiegata anche in assenza di casi positivi.

In merito alle modalità di esecuzione della pulizia, che rappresenta la prima fase del processo di sanificazione la circolare ministeriale provvede a definirne le modalità di esecuzione. Si dovrà procedere ad una rimozione dello sporco visibile da tutte le superfici con particolare riguardo a quelle che sono maggiormente oggetto di contatto con l’uomo (ad esempio pavimentazioni, rivestimenti, maniglie, ecc…) impiegando acqua e detergenti comuni.

La seconda fase del processo di sanificazione sarà la decontaminazione dei locali che dovrà interessare tutte le superfici precedentemente pulite ed il locale nel suo complesso. I prodotti da impiegare sono stati oggetto, sin dalle prime fasi dell’emergenza pandemica, di un dibattito imperniato sulla possibilità dell’impiego di ozono come decontaminante. Il Ministero della Salute si è più volte espresso a tale riguardo indicando l’uso di ozono come non idoneo alla sanificazione delle superfici potenzialmente poiché, come descritto nel proprio sito internet, “non sono attualmente presenti evidenze che l’ozono svolga una funzione sterilizzante nei confronti del nuovo coronavirus e che conseguentemente metta al riparo dal contrarre l’infezione” ed inoltre lo stesso ente si è espresso sfavorevolmente anche in relazione all’uso di vapore per le medesime motivazioni. L’Istituto Superiore di Sanità nella pubblicazione Rapporto ISS Covid 19 n.25_2020 ha invece inserito tra i disinfettanti l’ozono indicandolo come usato in molti ambiti ma solo per Norovirus e specificando che ad oggi non solo non sono presenti evidenze scientifiche della sua efficacia contro Covid-19 ma anche che non sono presenti autorizzazioni italiane specifiche per il suo uso.  I prodotti che hanno dato evidenza scientifica di efficacia nella decontaminazione delle superfici da Covid-19 sono quelli indicati nella Circolare n.5443 e pertanto ipoclorito di sodio 0,1% ed etanolo al 70% che risultano, ad oggi, gli unici autorizzati per la conduzione di operazioni di sanificazione.

Chi può svolgere la sanificazione di un luogo di lavoro?

La circolare del Ministero della Salute, a tal proposito, non definisce alcuna raccomandazione e pertanto è da ritenersi possibile sia l’esecuzione in proprio da parte del Datore di Lavoro che il ricorso ad impresa specializzata. Si ritiene tuttavia che il ricorso a quest’ultima sia quantomeno doveroso in caso di paziente Covid-19 positivo presente in azienda.

Qualora il Datore di Lavoro decida di provvedere autonomamente alla sanificazione dovrà provvedere, qualora la mansione non sia già prevista, ad integrare opportunamente il D.V.R., a formare il personale ed a consegnare loro i D.P.I.

Nel caso di ricorso ad impresa specializzata si deve porre particolare attenzione alle qualifiche del soggetto a cui viene affidato l’incarico poiché tutte le imprese di pulizie sono abilitate all’esecuzione di processi di sanificazione. Gli operatori economici abilitati dovranno riportare nella loro visura camerale il codice ATECO relativo alla disinfestazione e/o derattizzazione e/ sanificazione (lett. c,d ed e dell’art.1 comma 1 del D.M. 274/97) e pertanto non solo rispondere ai requisiti di onorabili ed economico-finanziari ma anche specifici requisiti tecnico-professionali dell’impresa e del preposto alla gestione tecnica. Queste imprese, in ultimo, sono le uniche a poter rilasciare, al termine del servizio, una certificazione.